Pixel Buds, gli auricolari di Google che traducono all’ istante

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Si chiamano Google Pixel Buds i nuovi auricolari che il colosso Google ha presentato qualche giorno fa.

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Questi piccoli “miracoli” tecnologici sembrano dei normali auricolari senza fili, ma sono anche in grado di tradurre la lingua dell’interlocutore, nella lingua madre della persona che li indossa.

Questi piccoli apparecchi funzionano con la combinazione di Google Translate e riescono a “parlare” fino a 40 lingue diverse!

Con un tocco o movimento verso l’alto o verso il basso, si può accedere ai comandi legati alla riproduzione musicale, tenendo il dito fermo, si attiva il nostro traduttore personale.

Attualmente sono disponibili solo in America, ad un prezzo tutto sommato accessibile: 159 dollari.

Purtroppo però i dispositivi sono compatibili solo con due particolari tipi di smartphone: Pixel 2 e Pixel 2 XL ma sicuramente saranno rilasciati aggiornamenti che renderanno gli auricolari compatibili con quasi tutti gli altri tipi di smartphone.

I Google Pixel Buds utilizzano il bluetooh  per collegarsi al telefono, si ricaricano con il caricatore integrato nella custodia e hanno 5 ore di autonomia.

La qualità degli auricolari è discreta, sono stati testati in un ambiente rumoroso, con musica di sottofondo e la qualità della traduzione è risultata accettabile.

Di privacy non si è parlato, i rappresentanti hanno focalizzato l’attenzione del pubblico sulla spettacolarità dell’innovazione, ma alcuni dubbi non hanno avuto risposta. I microfoni degli auricolari sono sempre attivi e tramite complesse reti neurali possono “comprendere” l’argomento del discorso, il luogo in cui avviene la conversazione e alcuni dati sulla persona come sesso, età e stato d’animo (rilevabili tramite l’analisi vocale).

Alcune applicazioni con funzionalità simili, erano già in circolo, ma non hanno avuto lo stesso successo riscosso dai Pixel Buds.

Sicuramente questi auricolari sono molto utili per chi viaggia spesso, ma bisogna ricordare, soprattutto ai più piccoli che non bastano delle “cuffiette” per smettere di studiare le lingue.

Alla prossima!


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