Corso di Fotografia #8 – RAW vs JPEG

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Benvenuti nell’ ottava lezione del corso di fotografia, in questa lezione parleremo della differenza tra RAW e JPEG!

Corso di Fotografia

Nell’ articolo precedente abbiamo parlato del bilanciamento del bianco e di come può essere regolato. In questo articolo parliamo invece delle differenze che esistono quando si scatta in RAW piuttosto che in JPEG.

Prima di parlare però delle differenze, non possiamo non parlare di Profondità di colore e gamma dinamica.

Profondità di colore e gamma dinamica

La profondità di colore è la massima quantità di colori riproducibili da un formato immagine (es. JPEG, RAW, ecc.) o da un dispositivo hardware (es. monitor, stampanti, ecc.). Tale valore viene solitamente espresso in “bit”.

Bisogna sapere che nella fotografia digitale, ma anche in diversi altri ambiti, un colore viene identificato attraverso la combinazione di tre componenti fondamentali: il rosso, il verde e il blu. Queste tre variabili vengono anche definite canali. La profondità di colore corrisponde al numero di combinazioni ottenibili miscelando queste tre componenti.

I canali sono rappresentabili mediante una gradazione di colore (rosso, verde o blu) di intensità crescente.
Per comprendere meglio il concetto, pensiamo ad una serie di sfumature che partono dal colore nero fino a raggiungere il colore del canale in questione. Ciascuna componente ha una determinata quantità di gradazioni e quindi ogni sfumatura è identificabile attraverso un definito numero di bit. Sommando i bit necessari ad identificare le tre componenti si ottiene appunto la profondità di colore.

Nel caso di un’immagine a 8 bit per canale otterremo una profondità di colore pari a:

8 bit x 3 canali = 24 bit di profondità di colore

che corrisponde a:

2^24 = 16,8 milioni di colori riproducibili

 

La gamma dinamica è invece quell’intervallo di intensità luminosa percepibile da un determinato apparato fotoricettivo. Segnali luminosi inferiori a tale intervallo verranno registrati come colore nero (assenza di luce), mentre segnali superiori verranno interpretati come colore bianco (massima intensità di luce percepibile).
Un sensore con elevata gamma dinamica permetterà di catturare un intervallo di intensità luminosa maggiore rispetto ad un sensore con caratteristiche inferiori. Ciò significa che più sarà elevato questo intervallo, maggiori saranno le “gradazioni di luminosità” distinguibili.
Un sensore ad alta gamma dinamica necessita però di un “contenitore” software in grado di includere tutte queste informazioni: questo è garantito dai formati con elevata profondità di colore.

Fotografia – Il formato JPEG

JPEG è il formato immagine maggiormente utilizzato sia nella fotografia digitale, sia per le immagini sul web.
I file di questo tipo presentano un’estensione “.jpg”. La principale caratteristica di questo formato, che ha oltretutto decretato il suo enorme successo, sono le ridotte dimensioni dei files a fronte di una qualità più che accettabile.

Durante il salvataggio di uno scatto in formato JPEG viene applicato un algoritmo, al fine di ridurre le dimensioni del file. Tale processo applica una compressione con perdita, in inglese detta “lossy”, cioè che comporta una degradazione complessiva dell’immagine. La compressione avviene rimuovendo alcune “informazioni” dalla fotografia, ritenute le “meno percettibili”.

L’intensità della compressione è un parametro regolabile in fase di salvataggio:

  • maggior compressione genererà files di ridotte dimensioni, ma anche di minor qualità;
  • minor compressione invece preserverà la qualità delle fotografie, ma si otterranno files di dimensioni maggiori.

Inoltre, a seguito di una serie di elaborazioni effettuate dal “software di bordo” (firmware) della fotocamera, l’immagine JPEG assume una nitidezza, una saturazione e un contrasto tale da renderla immediatamente apprezzabile e fruibile subito dopo lo scatto. La compressione del formato JPEG possiede però un risvolto negativo, da non sottovalutare.
Per ogni modifica (con salvataggio) compiuta su un file “.jpg”, l’immagine subisce una degradazione progressiva, proporzionale al numero di interventi effettuati. Ciò significa che, partendo ad esempio da un file di base, il salvataggio dello stesso file senza apportare nessuna modifica comporterà il degradamento della qualità.

Vediamo un piccolo esempio:

Come puoi notare, partendo da un JPEG di base dalla qualità più che accettabile, dopo aver salvato 10 volte, si iniziano a perdere i dettagli del cielo, anche se l’immagine risultante è ancora utilizzabile. Dopo aver sovrascritto il file originale per 20 volte, l’immagine è praticamente inutilizzabile. E’ possibile dimostrare, partendo dalle caratteristiche del file di base, quante sovrascritture possono essere effettuate prima che tali modifiche rendano l’immagine inutilizzabile, ma non nè parleremo in questo articolo.

Il formato jpeg è in grado di gestire 8 bit per canale. Applicando la formula incontrata prima otteniamo una profondità di colore complessiva pari a 24 bit, che garantisce la rappresentazione di 16,8 milioni di colori.  Tale valore è in linea con la profondità di colore tipica di monitor e stampanti; quanto appena detto è una generalizzazione ma è necessaria per comprendere che tutti i colori memorizzabili in un’immagine JPEG possono essere riprodotti a video e in stampa.  Se invece avessimo utilizzato un altro formato avente una maggior profondità di colore, solo un sottoinsieme di quest’ultima sarebbe stata riproducibile a video o in stampa; la restante parte di informazione non verrebbe visualizzata, comportando quindi una perdita di “dettaglio”.

Fotografia – Il formato RAW

RAW è il formato di memorizzazione più utilizzato tra i professionisti della fotografia digitale.
La principale caratteristica risiede nella maggior quantità d’informazioni contenute rispetto a qualsiasi altro formato, in quanto i dati memorizzati sono rilevati direttamente dal sensore della fotocamera, prima che questi vengano elaborati dal “software di bordo” (detto firmware).
Non avendo subìto alcuna alterazione, questi dati sono i più preziosi ma anche i più complessi da gestire.
E’ quindi necessario intervenire con appositi strumenti software e possedere una collaudata abilità nella manipolazione dei vari parametri per ottenere risultati soddisfacenti.

Inoltre, non essendo uno standard, ogni azienda del settore fotografico ha sviluppato un suo formato RAW proprietario. Di conseguenza, per aprire questi files sono necessari software specifici, generalmente forniti a corredo della fotocamera.

I files RAW presentano estensioni diverse a seconda del produttore. Alcune tra queste sono:

Canon -> “.cr2”    Nikon -> “.nef”    Sony -> “.arw”    Pentax -> “.pef”    Kodak -> “.dcr”    Olympus -> “.orf

Un file RAW è quanto di meglio si possa pretendere per qualità d’immagine. Non bisogna però confondere questo “parametro” con la nitidezza, il contrasto o la saturazione. La qualità d’immagine deve essere interpretata come la quantità di informazione contenuta nell’immagine.
Aprendo un file RAW, infatti, è immediato notare quanto l’immagine sia più “spenta e morbida” dello stesso scatto effettuato in JPEG, a parità di parametri. La forza di un’immagine RAW risiede nella quantità di informazioni contenute: ma solo un attento lavoro in post-produzione permette di valorizzare tutte le qualità di questo formato.

Vediamo un esempio:

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Questa foto scattata in un ristorante in controluce ed è stata esportata (partendo da un RAW) senza alcuna modifica. Come si può notare, buona parte dell’ immagine risulta completamente nera, rendendo l’ immagine inutilizzabile.

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Provando ad esportare l’immagine dopo aver effettuato delle regolazioni in post produzione il risultato è completamente diverso, rendendo possibile il recupero di zone totalmente nere, inoltre è possibile regolare saturazione del colore e luminosità dell’immagine senza perdere qualità.

Inoltre, ogni modifica al file RAW non degrada l’immagine come visto precedentemente con  il formato JPEG, per cui è possibile effettuare modifiche ogni qual volta si voglia senza intaccare la qualità del file.

Software per la gestione dei RAW

L’estensione RAW non è direttamente riconosciuta dai soliti software per la gestione delle immagini, necessitano infatti di software appositi.

Come detto prima, ogni marca (nikon, canon, sony ecc.) produce un formato proprietario del RAW, per questo motivo viene fornito un software a corredo della macchina fotografica che acquisterai.

 

Per oggi è tutto, nella prossima lezione parleremo della Composizione . Se ti sei perso l’ articolo precedente, abbiamo parlato del bilanciamento del bianco.

Vuoi tornare all’indice del corso? Hai bisogno di approfondire le tue conoscenze in ambito fotografico? Allora dai uno sguardo alla nostra raccolta di articoli dedicati alla Fotografia.

Alla prossima!


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